“It starts with passion. You only go as far as you take yourself.”
A raccontarlo ai microfoni di Pro-Keds sono Steve Ray Ladson e Mylious Johnson, ospiti nello showroom di Milano. Per Pro-Keds la passione è qualcosa che si indossa ogni giorno, con disciplina e orgoglio, finché diventa identità personale. E la loro storia lo dimostra.
Due professionisti del suono con background diversi, che nel groove hanno trovato prima l’incastro e poi l’amicizia. Un piede che batte, una batteria che risponde, e il banjo a fare da prima voce. Il risultato è un country-trap contaminato, con beat hip-hop e accenti bluegrass.





Mylious Johnson: il ritmo dall’infanzia
“Drummer, producer, musicista, papà.” Il battesimo alla musica arriva prestissimo: a quattro anni è già alla batteria, nel coro della chiesa. La sua educazione musicale passa da un contesto domestico e quotidiano, un gioco tra nonna e nipote che, col tempo, diventa allenamento. Lei al pianoforte, lui alle percussioni.
Da radici gospel e church, Mylious Johnson costruisce una carriera tra pop e rock. L’incontro decisivo è quello con P!nk, che lo porta dentro un linguaggio diverso e un repertorio ancora da esplorare. Al Virgin Record Store di Times Square compra i dischi che gli servono per colmare il gap e costruirsi in fretta una cultura rock solida: The Who, Rolling Stones, Led Zeppelin. È una corsa guidata dal ritmo che lo porta fino in Italia, dove vive da vent’anni.
Gli anni più recenti
Nel Bel Paese, il percussionista ha continuato a muoversi con naturalezza tra i grandi palchi. Accanto al lungo sodalizio con Giorgia, che prosegue da oltre un decennio, il suo percorso si è intrecciato con quello di Ultimo, a conferma di una presenza solida e autorevole nella scena live. Ne emerge il ritratto di un musicista poliedrico: dalle collaborazioni con Masters At Work, Bad Boy Entertainment, Franco Battiato, Jovanotti, Tiziano Ferro, Emma Marrone e Gianna Nannini, fino ai nomi internazionali di Destiny’s Child, Linda Perry, Jessica Simpson, Queen Latifah e Quincy Jones.
Steve Ray Ladson: il banjo, il groove e l’idea di spostare il suono
Steve Ray Ladson si presenta senza giri di parole: “musician, producer, artist, banjo player.” Poi arriva la frase che lo mette a fuoco meglio di qualsiasi biografia: “Every time I open my mouth, people just already know I’m something different… I’mcountry.”
A sei anni, racconta, suo padre gli regala la prima chitarra elettrica. Ma è James Brown visto in TV a chiarire davvero cosa vorrà fare da grande.
Prima del Cirque du Soleil, viaggia e suona con i Blind Boys of Alabama e con Robert Randolph & The Family Band, portando la sua musica in luoghi e linguaggi molto lontani tra loro. Ed è dalla contaminazione che matura l’idea che plasmerà gli anni seguenti della sua carriera: se bluegrass e country parlano a un pubblico sempre più frammentato, allora non bisogna chiudere il suono, ma spostarlo, portando il banjo dove oggi si concentra l’attenzione, tra pop, hip-hop e scrittura contemporanea.
Blackgrass Brothercana
Prima ancora degli strumenti, per Steve Ray Ladson esiste il ritmo. “Every musician I know started on drums”, dice, perché anche se non sei un grande batterista devi saper tenere il beat.
Quella che definisce Blackgrass Brothercana è il fulcro della sua identità d’artista. Anche quando la musica si fa più funky e l’atmosfera è da party, insiste su un punto: ricordarsi che tutto parte dal groove. Oggi questa visione è entrata in una fase più esposta e riconoscibile: dopo la visibilità nazionale ottenuta con America’s Got Talent (AGT) nel 2025, Ladson continua a portare avanti un percorso solista sempre più nitido, tra nuovi brani, live e una presenza scenica che mette il banjo al centro.
Back of My Truck: dalla musica al racconto
Il nostro tempo con i due musicisti è quasi finito, ma non prima di poterli ascoltare. Con Mylious alla batteria e Steve al banjo, lo showroom Pro-Keds di Milano si riempie di groove. Suonano “Back of My Truck”, il brano originale di Ladson presentato ad AGT e definito “a hit” da Simon Cowell.
“Everybody knows that Back of My Truck is real ’cause I used to drive an F-150 to school when I played basketball and all that. All my homies and partners know, ’cause they used to be on the back of the truck”, racconta.






